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Delibere demagogiche

Continua la farsa degli sbilanciamenti, dopo che Tar e Consiglio di Stato hanno sospeso i provvedimenti sanzionatori con i quali ARERA pretendeva la restituzione retroattiva di profitti derivanti da attività troppo speculative.

Restituzione fondata su un concetto evanescente come la “diligenza” nell’operare.

La sospensione veniva decisa “considerato che, in ragione della rilevante complessità delle questioni attinenti al presente contenzioso, si rende opportuno attendere l’adozione di eventuali ulteriori provvedimenti da parte dell’Autorità e/o di Terna, finalizzati a chiarire l’ambito di applicazione della normativa posta alla base dei provvedimenti impugnati dalla parte ricorrente”.

E quali ulteriori provvedimenti avrebbero dovuto essere adottati?

Ignoti i criteri di individuazione degli operatori poco diligenti e ignoto il metodo di quantificazione delle restituzioni: le delibere venivano notificate solamente all’azienda interessata perché sono informazioni sensibili.

L’unico responsabile di questa situazione é lo stessa Arera, che per 13 anni ha lasciato un buco normativo nel quale tutti hanno sguazzato per poi promettere ai consumatori che avrebbe individuato i cattivi.

Il nuovo colpo di scena è che il Consiglio di Stato ha deciso di chiedere una verifica tecnica sull’effettivo impatto delle presunte attività di programmazione non diligenti.

Così, dopo solo tredici anni, un verifica tecnica dovrà finalmente interpretare la delibera 111/06 di Arera e cioè: quali siano i flussi finanziari che ne conseguono; chi ne deve sopportare il costo, se a carico di chi fa il pagamento o venga traslato, e in quale misura, o sugli altri soggetti del mercato ovvero sui consumatori finali, ovvero sul corrispettivo uplift, previa esatta definizione economica di quest’ultimo; quali flussi finanziari e quale ripartizione di costi conseguente si siano determinati negli episodi di asserita programmazione non diligente che hanno portato a emanare il provvedimento per cui è causa; ove la risposta a qualcuno dei quesiti non sia possibile, ne spieghi le ragioni; il tutto “aggiungendo quanto ritenga utile a fini di giustizia”.

In definitiva, per la prima volta i giudici sembrano mettere in dubbio uno degli elementi cardine dell’art. 2, comma 20 lett. d) della Legge 481/95 su cui è stato fino ad ora esercitato il potere presuntivamente di competenza dell’Autorità.

Un cambio di rotta dei tribunali amministrativi rispetto alla regolazione di Arera che ha peraltro già un precedente: la sentenza del Tar Milano sulla delibera 109/2017 in tema di oneri di sistema e garanzie.

La prossima udienza del Consiglio di Stato è prevista tra un anno: basta resistere!

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