DECRETO BALDUZZI In Gazzetta la Legge di conversione. Le novità per le bevande a base di frutta

 

DECRETO BALDUZZI In Gazzetta la Legge di conversione. Le novità per le bevande a base di frutta

Se sull’etichetta delle bibite analcoliche che ricordano un succo di frutta, perché vi è scritto il nome di una frutta a succo o vi sono denominazioni che vi richiamano, si potrà godere di una maggiore percentuale di presenza di frutta. Il tanto discusso decreto Balduzzi è stato convertito in legge e in merito prevede che queste bevande dovranno contenere un quantità minima di succo naturale non inferiore al 20 per cento anziché il 12%.

Le imprese che operano in Italia, rappresentate da ASSOBIBE e MINERACQUA si sono definite “allibite ed indignate che un provvedimento, inutile sotto il profilo sanitario e dannoso per le conseguenze sull’economia e sull’occupazione, sia stato assunto senza tener conto delle esigenze più volte rappresentate. Pur condividendo l’esigenza di promuovere il consumo di frutta fresca, la ricetta pensata appare inadeguata e distonica. Le occasioni di consumo e i motivi di scelta di una bibita rinfrescante gassata sono diversi da quelli di chi è orientato a quantità di frutta maggiori e che trova già sul mercato alternative quali succhi 100%, spremute e nettari”.

ASSOBIBE parla anche della possibilità che per alcune bevande si debba aggiungere dello zucchero per compensare l’aumento del 67% del succo stesso (dal 12 al 20%) e ciò in stridente contraddizione con l’attenzione al bilancio calorico, così come inevitabile l’aumento di conservanti (indispensabili se si aumenta la quantità di succo di frutta), dei costi alla produzione ed al consumatore finale”.

“Con queste previsioni – conclude – si mettono a rischio 3.000 posti di lavoro. Se l’Unione Europea non intervenisse non è difficile pensare che la produzione – in taluni casi – potrebbe essere spostata in altri Paesi europei e realizzata, come oggi avviene, con una percentuale di succo del 5%. Le piccole e medie imprese non avrebbero invece scelta se non dismettere le produzioni”.

Immediata la risposta del Ministro interessato: “Trovo alquanto singolare – spiega Renato Balduzzi – che una Associazione si preoccupi di tutelare soltanto gli interessi economici dei propri associati senza tener conto dei possibili vantaggi, in termini di salute, per i consumatori dei loro prodotti. Ritengo che, in questi anni, i produttori di bibite, rese appetibili con aggiunta, talvolta eccessiva, di zuccheri o dolcificanti, avrebbero potuto e dovuto innovare e riformulare i loro prodotti per contribuire al miglioramento nutrizionale degli stessi, cosa che peraltro è già avvenuta con impegni sottoscritti da altre Associazioni di produttori di alimenti”.

Il consumatore – conclude la nota del Ministero – con una corretta informazione ed etichettatura, avrà la possibilità di scegliere tra bevande in cui la percentuale di frutta è minima o quelle che contribuiscono all’apporto di nutrienti di qualità.

La posizione di MDC (dalla dichiarazione di Silvia Biasotto, Dipartimento Sicurezza alimentare, al Salvagente)
I consumatori hanno tutto da guadagnare da questa norma, in termini salutistico-nutrizionali, di qualità del prodotto e di trasparenza. In primis la loro salute in termini di migliore qualità nutrizionale delle bevande. In pratica, nelle bevande analcoliche che riportano o richiamano un nome di frutta a succo ci sarà più frutta nel vero senso della parola. Berremo meno aromi e coloranti e assumeremo più frutta. Non dimentichiamo che spesso queste bibite sono consumate proprio dalle giovani generazioni che da un lato hanno una particolare necessità di consumo di frutta e verdura ricchi di vitamine e dall’altro sono particolarmente colpiti dal fenomeno obesità causato da cattive scelte alimentari e inattività fisica.
Dal punto di vista della qualità del prodotto queste bevande migliorerebbero notevolmente. Uno dei primi consigli che spesso diamo ai cittadini per acquistare consapevolmente prodotti alimentari suggeriamo di controllare l’elenco degli ingredienti, diffidando di quei prodotti troppo ricchi di coloranti e aromi, additivi spesso impiegati per nascondere scadenti materie prime. Con un aumento della presenza del succo naturale di frutta nelle bibite analcoliche, le bevande si caratterizzeranno sempre più in base alla materia prima e non a cocktail realizzati a tavolino per incontrare il gusto dei consumatori.

Infine i consumatori avrebbero una informazione più trasparente dalle etichette delle bibite analcoliche. La novità riguarda infatti solo bibite analcoliche vendute con il nome di uno o più frutta a succo o recanti denominazioni che a tali frutta si richiamino. Non si spiega perché attualmente un prodotto che richiama l’arancia debba contenere una percentuale bassissima di arancia, quale è il 12%!

A cura di Silvia Biasotto