La sentenza del Tar annulla il decreto che stabilisce un limite ai tempi d’attesa negli ospedali italiani

La sentenza del Tar annulla il decreto che stabilisce un limite ai tempi d’attesa negli ospedali italiani
A pochi giorni dalla sentenza del Tar che lo scorso 29 maggio ha annullato il decreto siglato dal Commissario ad Acta della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che stabiliva tempi massimi predefiniti e rigorosi per 63 esami specialistici, l’Associazione CODICI ha deciso di impugnare la sentenza al Consiglio di Stato.
È l’ennesima volta che il Tar insiste nel difendere i privilegi dei medici, in questo caso ambulatoriali, senza tenere conto dell’enorme danno che ne consegue per i cittadini, che si trovano ogni giorno a combattere contro le inefficienze di un Servizio Sanitario Nazionale sempre più scadente e lento.
Sumai (Sindacato Unico della Medicina Ambulatoriale Italiana e Professionalità dell’Area Sanitaria), la Fnomceo (Federazione Nazionale Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri) e l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Viterbo hanno fatto ricorso contro il decreto e l’hanno vinto.
Questa situazione può giovare solo al settore privato, nelle cui strutture lavorano spesso gli stessi medici del pubblico, e dove ci sono ritmi da catena di montaggio che assicurano tempi brevi.
A questo punto noi di Codici, che ci siamo sempre posti a difesa del cittadino, nelle nostre campagne di sensibilizzazione per il riconoscimento del Diritto alla Salute, ci chiediamo per quale motivo sul settore pubblico debba gravare questo enorme ritardo e si conceda la possibilità di far lavorare i medici il meno possibile.
La durata media di una visita, affermano i giudici, “è esclusiva competenza dello specialista”.
“Così facendo stiamo andando verso il baratro dell’inefficienza e della inadeguatezza per quelle che sono le richieste di una regione popolosa come il Lazio” ha dichiarato il Segretario Nazionale di CODICI Ivano Giacomelli.
Non si possono aspettare mesi per una visita: in media, è di 65 giorni l’attesa per una visita nella sanità pubblica, contro 7 giorni nel privato e 6 in intramoenia. Il dato emerge dall’Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali, ricerca commissionata dalla Funzione Pubblica Cgil e condotta dal centro C.R.E.A. Sanità.
Il decreto dell’Aprile 2017 rappresentava un tentativo di ridisegnare i percorsi per l’abbattimento delle liste di attesa delle prestazioni critiche, con particolare riferimento alle 8 ecografie critiche ed alle visite specialistiche di oculistica, cardiologia e dermatologia.
Il sistema di computo dei tempi delle liste di attesa doveva tener conto di questa nuova modalità, motivo per cui veniva riportato, ai fini della dovuta trasparenza, un report riepilogativo dei tempi di attesa per le prestazioni oggetto del DCA 110 dell’11.04.2017.
Erano stai fissati dei tempi medi: ad esempio per una visita neurologica, 20 minuti; elettromiografia semplice, 5 minuti; elettrocardiogramma, 15 minuti; Visita oncologica: 20 minuti. Inoltre, per ogni caso era stato stabilito un ordine di priorità. Se urgente, da eseguire entro 3 giorni; breve: da eseguire entro 10; differibile: da eseguire entro 30 giorni per le visite e 60 giorni per la diagnostica.
Una scelta, quella del Tar che mette seriamente a repentaglio una situazione già di per sé compromessa: un esito che farà felici i medici, ma non i cittadini, ne siamo certi.
Ricordiamo che CODICI, oltre ad assistere i cittadini con le varie campagne sulla sanità “Indignamoci”, “Riprendiamoci la salute”, “Piaghe da decubito”, ha aperto uno sportello dedicato alla malasanità dove gli utenti si potranno recare e presentare il loro caso.
Pertanto i cittadini possono contattarci allo 06.5571996 o scriverci a segreteria.sportello@codici.org.



Fonte: CODICI: La sentenza del Tar annulla il decreto che stabilisce un limite ai tempi d’attesa negli ospedali italiani

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