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I 4 errori che fanno perdere profitti a chi vende corsi online

Quando un professionista decide di approcciarsi al mercato e-learning spesso a causa di cattive informazioni o disinformazione può pianificare azioni o strategie sbagliate che non portano ai risultati, e di conseguenza fanno perdere profitti a chi vende corsi online

L’elearning in Italia è un mercato che vale 500 milioni di euro  e per questo rappresenta per professionisti, esperti, formatori e agenzie formative un ottimo canale per poter diversificare e monetizzare le proprie competenze. Essendo un settore molto vasto e ancora in fase di continua crescita, può rivelarsi veramente un’ottima chiave di successo sia per incrementare i propri profitti, sia per fare personal branding. Ad esempio, Rodrigo Di Lauro grazie al suo corso online “Project Management & Business Plan” ha superato la soglia dei 600 iscritti e circa il 10% degli studenti ha richiesto al coach direttamente la realizzazione di un business plan. Ma non farti prendere dall’entusiasmo.

L’altra faccia della medaglia rappresenta l’elevato livello di difficoltà per chi inizia a lavorare con la formazione online. Su Life Learning mediamente il 60% dei coach totalizza circa 1000€ di commissioni al mese, il 10% guadagna più di 30.000€ all’anno, il 17% riesce a guadagnare mediamente 5000€-7000€, il restante 13% meno di 1000€ ogni anno*. Per poter costruire delle rendite passive di 1000€ al mese in su è necessario evitare di commettere i 4 errori più comuni che fanno perdere profitti a chi vende corsi di formazione online:

Abbandonare le proprie classi 

Quando si iniziano a vendere dei corsi online, l’errore più comune è che si pensa che una volta arrivata la notifica di un nuovo iscritto, con l’accredito della commissione il lavoro del coach sia terminato. Niente di più sbagliato. Il lavoro del coach inizia esattamente in quel momento. E’ di buona norma infatti dare il benvenuto pubblicamente al nuovo studente all’interno della propria classe online, presentarlo agli altri studenti, oltre che a presentarsi come coach del corso.

Inoltre le classi andrebbero continuamente aggiornate con nuovi spunti, interazioni (magari inserendo dei forum di discussione) condividendo nuovo materiale didattico, e creando dei workspace comuni per far esercitare gli studenti.

Le persone quando acquistano un corso online non hanno intenzione di acquistare delle video lezioni, ma un’esperienza formativa diversa dove non sentono di aver perso l’aspetto principale della formazione professionale: il fattore umano.

Non costruire un percorso di crescita

Quando un coach non costruisce un percorso di crescita collegando logicamente più corsi di formazione online, sta ingenuamente mettendo un lucchetto al suo portafoglio. La cosa più intelligente da fare, per garantire un’esperienza completa e un percorso continuo ai propri studenti, è costruire un sentiero su misura per una specifica nicchia, realizzando più corsi online che siano collegati strettamente fra di loro.

Ad esempio si potrebbe progettare un corso base in “Facebook Marketing” assieme ad un corso avanzato in “Facebook Advertising”, oltre ad altri corsi “satellite” collegati tra di loro più brevi ma specifici “Come gestire una pagina Facebook al meglio”, “Come incrementare i fan su una pagina Facebook”, “Facebook Marketing per le attività turistiche” ecc…

Adottando questa semplice strategia organizzativa, oltre ad avere “più prodotti sullo scaffale” come dice un’antica legge non scritta dell’editoria classica, ci sono altri vantaggi legati alla costruzione di un proprio marchio personale. Questo significa che pubblicare più corsi specifici nello stesso argomento, aiuta le persone ad identificare come esperto autorevole in quell’argomento un determinato docente. Di conseguenza gli studenti capiranno in maniera inconscia che se vogliono imparare nuove competenze in quel settore dovranno comprare tutti i corsi (di base ed avanzati) in quella materia.

Vendere i propri corsi su gruppi d’acquisto

L’errore che hanno commesso le prime aziende in Italia che si sono inserite nel mercato e-learning è stato quello di costruire dei corsi online (spesso di basso valore) senza pianificare una corretta strategia di marketing, vendere i propri corsi online sui gruppi d’acquisto spesso non conviene.

Queste società hanno a catalogo dei prodotti che hanno un reale valore di vendita intorno ai 49€ / 79€, ma che per poter far ingolosire gli utenti dei gruppi d’acquisto hanno dovuto alzare a 200€ o 300€. Questa strategia ha portato molte di queste società a chiudere perché sono arrivate ad avere guadagni netti che partono da 4,50€ (se il corso è venduto a 9€) ai 14,50 (se il corso è venduto a 29€). Infatti i gruppi d’acquisto trattengono in media il 50% sulle vendite oltre che a portare clienti basso-spendenti più comunemente chiamati “price shopper”, i quali se abituati a spendere in media 19€ per un corso, non acquisteranno mai un corso a 200€ (prezzo obbligatorio da mantenere sul sito dell’azienda per poter vendere sui gruppi d’acquisto).

Questa strategia comporta una perdita economica con relativa erosione dei margini di guadagno, una svalutazione della percezione del valore del prodotto da parti di potenziali clienti alto-spendenti, oltre che al serio pericolo di default in quanto si è totalmente dipendenti da società esterne.

Basti pensare che una delle realtà più attive in Italia come Offerum (parliamo di una società che fattura milioni di Euro ogni anno) ha deciso di lasciare il mercato italiano dal 1 Luglio 2015 lasciando senza rendite passive le aziende affiliate e quindi senza guadagni.

Scegliere LMS poco efficienti

La scelta peggiore che si può fare quando si inizia a lavorare nel mercato dell’e-learning è scegliere una soluzione sbagliata di Learning Management System.

Soluzioni open source come Moodle ad esempio potrebbero essere un buon mezzo per partire, ma non sono adatte per un business che vuole almeno superare i 1000€ al mese di guadagni. L’errore più comune è quello di investire denaro su soluzioni a pagamento per creare la propria piattaforma online, in quanto sono poco scalabili. Pagare un abbonamento in base al numero di corsi pubblicati o al numero di studenti che frequenteranno la piattaforma non rappresenta un modello scalabile.

Oltre a questo ci sono aspetti inizialmente nascosti (con relativi costi) che a medio lungo termine comporteranno un necessario adeguamento alla struttura del proprio LMS, ad esempio:

  • Adattabilità con i sistemi LRS, TINCAN e SCORM;

  • Server dedicati per gestire il carico di lavoro;

  • Hosting dedicati come database per le video lezioni;

  • Gestire classi online e forum di discussione;

  • Integrare sistemi di Webinar;

  • Generare automaticamente attestati;

  • Introdurre sistemi di Gamification;

  • Gestire automaticamente la fatturazione;

  • Gestire le statistiche di apprendimento degli studenti;

  • Adattare la propria piattaforma al mobile learning.

Per far fronte a tutte queste caratteristiche fondamentali, senza dover investire necessariamente migliaia e migliaia di Euro, la cosa più intelligente da fare è quella di ospitare i propri corsi in marketplace per l’e-learning in grado di farsi carico di tutte le spese e aiutare i coach a vendere.

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