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MINORI Alimentazione complementare, IBFAN Italia sollecita il rispetto del “Codice”

 

L’associazione International Baby Food Action Network del nostro paese (IBFAN Italia), nella pubblicazione n. 5 di “Occhio al Codice”, chiarendo le modalità e la tempistica dello svezzamento, pone alcuni interrogativi legati alla massiccia introduzione dei cibi industriali nella dieta infantile. Richiamando altresì il Codice internazionale sulla commercializzazione del sostituti del latte materno, approvato nel 1981 dall’Assemblea Mondiale della Sanità e dalle più importanti compagnie produttrici di alimenti per l’infanzia, evidenzia la necessità di sviluppare un nuovo Codice Internazionale per la regolamentazione del Marketing del cibo industriale destinato ai nostri bambini.

Ibfan Italia spiega come sia più appropriato definire Alimentazione Complementare, il periodo durante il quale il bambino transita da una dieta solamente lattea alla dieta familiare, anziché svezzamento (togliere il vizio). Infatti l’allattamento non può essere definito un vizio, ma un valido accudimento della prole, e lo stesso latte materno non perde il suo valore nutritivo e immunitario anche nel momento in cui il bimbo amplia e diversifica la sua dieta.

Ciò insieme alla necessità di non dover fornire pasti appositi per i bambini, ma di adattare i cibi fatti in casa e per tutta la famiglia, sembrano gli assunti principali agli interrogativi che IBFAN si pone sull’industria alimentare .

Il cibo industriale ha soppiantato del tutto quello di preparazione casalinga, e attraverso messaggi accattivanti vuole dimostrarsi più consono alle esigenze dell’infante e alla vita frenetica degli adulti.

Addirittura si ingenerano titubanze proprio sulla necessità di ridurre il periodo di allattamento sotto i sei mesi, e quindi anticipare l’introduzione dei baby-food.

Le aziende industriali conducono massicce campagne pubblicitarie adeguate alle sensibilità e facendo leva su diffusi sensi di colpa. Rinnovano la veste dei loro prodotti e aggiungono riferimenti salutistici, in relazione ad una richiesta attenzione verso l’ambiente o ad una alimentazione più sana. Ma andando meglio a guardare la composizione stessa dei prodotti, oltre a constatare il loro costante costo elevato, il loro gusto resta “standard”, la sensibilità legata a scelte etiche o eco-sostenibili è magari solo legata al materiale della rinnovata confezione.

IBFAN si chiede le motivazioni per cui ciò sia possibile, perché se l’Organizzazione Mondiale per la Salute (OMS) raccomanda di introdurre alimenti complementari oltre i sei mesi, nei nostri scaffali troviamo prodotti dell’infanzia da poter somministrare già dai quattro? Non dovrebbe esserci l’Autorità Europea per la sicurezza Alimentare (EFSA) a supervisionare le indicazioni sugli alimenti? Quasi tutte le obiezioni alle raccomandazioni dell’OMS fanno riferimento ad un documento dell’ESPGHAN (Società Europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica), i cui congressi e premi annuali, sono sponsorizzati dall’industria degli alimenti per la prima infanzia. Tra i soci dell’ESPGHAN si contano ben 3 dei 7 componenti del gruppo di esperti dell’EFSA che si occupa di alimenti complementari. Alla luce di tali conflitti d’interesse l’OMS ha già fatto una proposta preliminare per regolamentare il marketing dei baby-food, IBFA e IBFAN Italia auspicano che presto possa essere discusso dall’Assemblea Mondiale della Salute e che il mondo medico prenda una forte e ferma presa di posizione in difesa dell’allattamento e della corretta alimentazione Complementare.

A cura di Elena Franci

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